La nascita di Isabel. Una profonda Armonia.

Il 2 Marzo 2015 è nata la nostra seconda figlia, Isabel.

E’ nata nel tepore della Casa Maternità ‘La Quercia’, accanto a mio marito e alle ostetriche Isa e Isottina: un trionfo di Ise, dato che io mi chiamo Luisa…!

Un parto casalingo non programmato ma per questa ragione ancora più emozionante.

Avevamo deciso di far nascere la bambina in ospedale, accompagnate da Isottina. Una scelta dettata solo dalla paura derivata dal mio primo parto. Paura perché durante la mia prima esperienza di parto, quasi 5 anni fa, ho patito le pene dell’inferno, e quell’esperienza mi ha condizionato da molti punti di vista. La paura del dolore mi ha inseguito per tutti questi anni, sebbene avessi da sempre stimato il parto in casa come qualcosa di bello e desiderabile, ma purtroppo, non adatto a me. Il dolore che avevo vissuto era durato un tempo eccessivamente lungo (circa 20 ore), a causa di una mal posizione del bambino, per altro particolarmente grande. Quell’esperienza era stata per me sconvolgente, sia fisicamente che psicologicamente, perché aveva valicato i limiti della mia sopportazione, fisica e psicologica. Ricordo ancora oggi molto bene le sensazioni di totale sconforto e disperazione provate, accentuate dalla mancanza di supporto emotivo da parte di chi avrebbe dovuto assistermi. Per molto tempo ho pensato che fosse stata “colpa” mia, che un parto così lungo fosse stato provocato dalle mie paure e resistenze. Solo anni dopo ho scoperto che dipendeva solo dal mal posizionamento e dalle dimensioni del bambino e che, anzi, ero stata anche “brava” a riuscire a partorire naturalmente nonostante tutte quelle difficoltà. Per fortuna non c’era solo questo ricordo negativo a lavorare dentro di me, ma anche la capacità e la voglia di comprendere, di ristrutturare ciò che non mi permetteva di vivere serenamente quei ricordi. Il mio secondo parto doveva, per forza di cose, “riscattare” il ricordo del passato.

Così, verso il settimo mese di gestazione, ho deciso di incontrare Isottina, per iniziare un percorso di tre incontri di preparazione “emotiva” al parto. Sono stati molto utili, perché hanno lavorato in profondità, senza che me ne rendessi conto.

Il 2 marzo era una domenica, e la trascorsi in maniera molto attiva: supermercato con la famiglia, passeggiata col cane, fornelli, e bagno al mio figlio più grande, Tommaso. Verso sera ho iniziato ad avvertire dei piccoli crampi ogni quarto d’ora, ma ho continuato a fare tutto come se nulla fosse. Verso le 23, dopo avere contattato Isottina, mi faccio una doccia calda e… contrazioni ogni 3 minuti. La cosa che mi stupiva e che mi faceva pensare che il parto fosse ancora lontano, era che il tutto era del tutto sopportabile. Mio marito aveva messo a letto Tommaso, io stavo finendo di chiudere la valigia e riorganizzando la casa per la mia assenza, e quando è arrivato il nonno per badare a Tommy, siamo partiti per la casa maternità. L’idea era quella di farmi visitare da Isottina presso “La Quercia” per poi attendere il momento giusto per recarsi in ospedale. Il viaggio è stato divertente, perché tra una contrazione e l’altra, io e mio marito ridevamo e scherzavamo, io però potevo stare solo a carponi nei sedili posteriori, non potevo assumere altra posizione. Alle 00.15 arriviamo al parcheggio della casa maternità. Esco dalla macchina, faccio due passi e… mi raggiunge un dolore lancinante. Entro in casa e mi butto sul divanetto, urlando. Isottina mi visita subito: dilatazione di 9 cm. Non c’è più tempo per andare in ospedale: appena si romperà il sacco, Isabel nascerà. Cosa vogliamo fare? Rischiare il parto in macchina o restare lì? Non avevo dubbi: il nostro luogo era “La Quercia”. Mi sono rilassata completamente. Ci siamo spostati nell’appartamento accanto, siamo entrati in camera da letto. Io ero ancora vestita. Mi sono messa a carponi sul letto: dovevo già spingere. Non ci potevo credere.

Mio marito non parlava, ma la sua presenza silenziosa e tranquilla mi confortava moltissimo.

Mi sono fatta spogliare e mi sono abbandonata all’evento.

Ho dei ricordi meravigliosi di uno stato alterato di coscienza che mi cullava, tra il dolore e la trance. Percepivo una profonda connessione con la Vita e la Natura, mi sentivo come un animale selvatico che, nascosto nel fitto della foresta, mette al mondo il suo cucciolo.

Il dolore era come un’onda che mi portava in mezzo al mare, ma io ero tranquilla, perché ero fortemente ancorata ad una base sicura: stringevo le mani di mio marito, mentre Isottina mi stringeva i piedi. Ero perfettamente contenuta da loro. Non una parola di troppo. La luce soffusa, il calore e la loro presenza, mi facevano sentire al sicuro.

Il sacco si era rotto e Isabel voleva nascere. Ma era tutto così precipitoso! Non me la sentivo di spingerla fuori così velocemente. Desideravo accompagnarla al di fuori di me più dolcemente… E così ho aspettato. Nel frattempo è arrivata anche Isa, chiamata da Isottina per assistermi insieme a lei. E’ entrata in stanza silenziosamente, nel pieno rispetto dell’evento. Ha iniziato a massaggiarmi la schiena così che ogni contrazione fosse più sopportabile. E lo era.

Poi è arrivato il momento. Il bruciore era forte, come un fuoco che arde, ma Isabel è nata. Era lì, distesa nel lettone, con i suoi occhioni aperti, alla scoperta del mondo.

Il dopo non lo racconto.

Voglio solo dire che mi sono sentita amata, cullata, rispettata nella mia intimità, per far sì che la nascita di nostra figlia sia stato l’evento più bello della mia vita.

Il ricordo che conservo non ha nulla a che fare col dolore, ma con una profonda Armonia.

Grazie

Luisa